SAGGIO CRITICO · 2026
Laura Alunni: lo scandaglio della materia.
di Leo Strozzieri
Critico e Storico dell'Arte.
La materia è per lei presenza ove alberga una memoria con innumerevoli tracce, segni, sussulti, incantesimi, simboli e metafore riferibili alla persona umana e alla società.

Ha un lato oscuro ma affascinante la materia che risulta imprevedibile: questa asserzione l’hanno a più riprese sostenuta tutti i protagonisti dell’Art autre, per usare un termine coniato dal francese Michel Tapié, ma per concentrarci sulla recente ricerca della perugina Laura Alunni, è doveroso restringere il campo soprattutto a due grandi personaggi della poetica informale originari del territorio umbro-marchigiano ovvero Edgardo Mannucci di Fabriano e Alberto Burri di Città di Castello. Amici e colleghi per molti anni nello studio romano prima in via Mario de’ Fiori e poi nella mitica via Margutta ed entrambi sostenitori delle teorie alla base del Gruppo Origine dei vari Colla, Ballocco, Capogrossi, come non ritenerli profeti degli affascinanti misteri della materia, prelibata scacchiera di vita, di metamorfosi, di sussulti ed arditezze combinatorie?
Laura Alunni si ritrova immersa nella dilaniante voluttà delle muffe, dei catrami, dei cretti, dei rilievi, delle patine scure degli acidi proprie dei due, possiamo chiamarli conterranei, dopo una pausa di riflessione latrice di un risveglio dalla malinconica insonnia.
La materia in questa suite di opere cui Laura ha dato la denominazione di Entropia, lungi dall’essere semplice supporto, è per lei presenza ove alberga una memoria con innumerevoli tracce, segni, sussulti, incantesimi, simboli e metafore riferibili alla persona umana e alla società.
Ma l’artista perugina è soltanto spettatrice e giornalista in grado di trascrivere gli scenari e le movenze talora ferine della materia in trasformazione, o piuttosto può ritenersi protagonista dei processi di trasformazione di essa con sottintesa l’imprevedibilità con un lumicino che chiamiamo controllo logico?
Le grida possenti del colore espressionistico, le luminescenze del rame. I fili che instaurano un tumulto percettivo, gli strati sovrapposti che evocano il décollage rotelliano, tutta l’impaginazione di questi lavori si struttura in un prodigioso duello tra caos e ordine, dualismo che Alunni propone non con parole sussurrate, ma con fragore trasbordante.
Tornando al termine entropia c’è da chiedersi se essa che sappiamo essere legge universale della condizione umana e della evoluzione cosmica, sia respiro positivo o piuttosto prodromo d’un precipizio inesorabile. La risposta più plausibile a mio avviso quella dell’americano Robert Smithon che parlava di decadimento e di una sorta di monumentalità alla rovescia. Lontana la posizione dell’ottimismo tecnologico degli anni ‘60 che con mani vellutate accarezzò tutta una generazione di giovani.
Leo Strozzieri
Critico e storico dell’arte, e da quando ha subìto problemi fisici anche artista, è nato a Controguerra (TE) nel 1943. Dopo gli studi all’Università Lateranense di Roma, si è laureato in Filosofia a Urbino con una tesi sul Futurismo, del quale è un profondo conoscitore. Ha pubblicato, con importanti editori (Electa, Allemandi, Fabbri, Mondadori), saggi su maestri quali Turcato, Dottori, Dalì, Messina, Licini, Celiberti, Mandelli, Emblema e Mastroianni.
Commissario alla XII Quadriennale di Roma, ha tenuto personali a Roma, Pescara, Napoli, Bologna e Cividale del Friuli. Tra i più importanti riconoscimenti della sua carriera vanno ricordati il primo premio per la critica al Premio Sulmona, il Premio Pianeta Azzurro a Fregene e la nomina ad Accademico Tiberino.
Ha fondato numerose realtà museali ed è stato l'ideatore della Biennale di Arte Sacra di Pescara. A tal proposito, resta memorabile un suo volume di interviste sul tema del sacro a grandi maestri del ’900 come Arnaldo Pomodoro, Mastroianni, Brindisi, Consagra, Primo Conti e Trubbiani. Quest’anno ha ricevuto l’ambìto riconoscimento di essere invitato alla Biennale di Venezia come unico artista abruzzese. In questa occasione ha esposto l’opera Omnia vincit amor-Controguerra, un testo visivo chiaramente polemico contro i conflitti in atto.