Laura Alunni e Alberto Burri — Un dialogo nel tempo
- Art Reviewer
- 3 giu
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Certi dialoghi artistici avvengono attraverso il tempo. Laura Alunni è nata e lavora a Perugia; Alberto Burri è nato a Città di Castello, a pochi chilometri di distanza. Non si sono mai incontrati. Eppure quando Laura parla di Burri, qualcosa cambia — il tono diventa quello di chi si rivolge a un vicino, non a un monumento.
"Quando guardo i suoi sacchi, le combustioni, i cretti, penso: questo è il mio interlocutore più vicino, e allo stesso tempo il più lontano."
Vicino, perché anche Burri lavorava con materia ferita — e sapeva che la bellezza abita l'imperfezione. Lontano, perché dove Burri controllava la distruzione — la combustione era sua, la decisione di fermarsi era sua — Laura fa l'opposto.
"Io farei l'opposto: prenderei una sua superficie e le toglierei il controllo. Lascerei che gli ossidanti agissero senza che nessuno decida quando fermarli."
Non è una provocazione. È la dichiarazione più chiara della filosofia artistica di Laura: non controlla quello che succede — controlla le condizioni in cui qualcosa può succedere. Gli ossidanti, la cera, i tessuti consumati vengono messi in moto e poi lasciati liberi. Quello che emerge è sempre diverso da quello che era stato anticipato. Sempre.
Dove la Combustione di Burri è un intervento temporizzato con precisione — fiamma applicata, fiamma spenta, risultato fissato — le superfici di Laura continuano ad evolversi. Le sue opere non hanno cornice, deliberatamente. Una cornice dichiara che il processo è terminato. Il suo non termina mai.
"Non per correggerlo — per continuare un dialogo."
In quella frase c'è un'intera etica artistica. Non correzione, non omaggio, non influenza — dialogo. Due artisti, un territorio, due approcci opposti alla stessa domanda fondamentale: cosa succede quando alla materia viene permesso di seguire la propria logica?




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